Tommaso d’Aquino, Summa Theologiae, I-II, q. 57, art. 2, c.; tr. it. La Somma Teologica. Seconda parte. Prima sezione, ESD, Bologna 2014 (vol. II), p. 532
Risposta: come si è già detto, le virtù intellettuali speculative sono quelle disposizioni che perfezionano l’intelletto speculativo nella considerazione del vero: costituendo questo il suo ben operare. Ora, il vero da considerare è di due specie: primo, quello noto per se stesso; secondo, quello conosciuto per mezzo di altre nozioni. Ma ciò che è per sé noto ha na-tura di principio, e viene percepito dall’intelletto in maniera istantanea. Perciò l’abito che predispone l’intelligenza alla considerazione di queste verità è detto intelletto, ed è l’abito dei [primi] princìpi. – Invece le verità conosciute mediante altre nozioni sono percepite non all’istante dall’intelletto, ma mediante una ricerca della ragione; e hanno natura di termine ultimo. Il quale può essere di due tipi: ultimo di un dato genere e ultimo in rapporto a tutta la conoscenza umana. E poiché, come dice il Filosofo, «le cose che noi conosciamo da ultime sono le prime e le più note per natura», ciò che è ultimo rispetto a tutta la conoscenza umana è al primo posto come l’oggetto più conoscibile per natura. E di ciò si occupa precisamente la sapienza, la quale considera le cause supreme, come scrive Aristotele. Per cui giustamente essa coordina e giudica tutte le cose: poiché non si può dare un giudizio perfetto e universale se non mediante un processo risolutivo fino alle prime cause. Invece rispetto a ciò che è ultimo in questo o in quell’altro genere di conoscibili l’intelletto ottiene il suo compimento con la scienza. E così ai diversi generi di conoscibili corrispondono abiti di scienze diverse; la sapienza invece non può essere che una.