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E. Faure, et alii, Rapporto sulle strategie dell’educazione (1972), tr. it. Armando Roma 1973, pp. 147-148, 266-269, passim

“È chiaro che l’insegnante ha sempre meno il compito di inculcare conoscenze e sempre più quello di svegliare il pensiero. L›insegnante, oltre alle funzioni consuete, è chiamato sempre più a diventare un consigliere, un partner nella conversazione, qualcuno che aiuta a cercare in comune gli argomenti a favore e quelli contrari, piuttosto che porgere una verità bella e fatta. Perciò dovrà consacrare più tempo e più energia alle attività produttive e creative, come l›interazione, la discussione, l›animazione, la comprensione, l›incoraggiamento. Senza una tale evoluzione di rapporti fra docenti e discenti non ci potrà essere un›autentica democrazia nella scuola (…) La polis – scrive Plutarco – è il miglior maestro”. (…) La comunità educante comporta che siano messi a libera e permanente disposizione di ogni cittadino i mezzi per istruirsi, per formarsi, per coltivarsi. Così egli si troverà, in rapporto alla propria educazione, non più di fronte a un dovere che obbliga ma di fronte ad una responsabilità. (…) Utopia? Sì, nella misura in cui un pizzico di utopia è presente in ogni iniziativa che vuol trasformare i dati di fondo del destino dell’uomo (…) non utopia, viceversa, nella misura in cui questa prospettiva risulta non solo coerente alle fondamentali esigenze del mondo d’oggi e alla linea di forza della sua evoluzione, ma addirittura anticipata in tentativi e fenomeni che si avvertono un po’ dappertutto in paesi tra loro assai diversi per struttura sociale e per livello di sviluppo economico.